20 ANNI DI DEATH NOTE

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22 maggio 2026
8 min di lettura
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20 ANNI DI DEATH NOTE
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Il 2006 è per certo l’anno di uno dei capolavori più iconici dell’universo fumettistico nipponico, segnato dalla fine di un’opera e l’inizio della sua trasposizione animata destinata a restare immortale nel patrimonio letterario di tutti gli appassionati. Trama ricca e complessa condita da suggestivi colpi di scena, caratterizzazione dei personaggi alla strenua dei grandi sceneggiatori hollywoodiani e un autore la cui identità resta ancora un mistero possono farvi intuire di cosa stiamo parlando.

Non è un manga, è il manga, e non per un’opinione dei fan del genere crime o una tendenza del momento come di tanto in tanto accade negli ultimi anni. Non a caso viene quasi sempre definita un’opera, letteralmente l’incarnazione di un processo creativo e artistico, fatto di ricerca e cura dei dettagli, che permette al lettore/spettatore di immergersi in un universo delineato dalle eccelse e imprevedibili menti dei protagonisti di tale vicenda.

(Light Yagami– Fonte immagine: https://pbs.twimg.com/)

Da dove derivi questa comune, quasi unanime, considerazione oramai ventennale va ricercato sicuramente in una trama unica, un’epica battaglia mentale le cui redini sono tenute da quozienti di intelligenza ai limiti dell’umano e un’evoluzione, quella del protagonista, tra le più assurde e ben elaborate che si possano leggere tra i più grandi capolavori della letteratura in generale. Signore e signori, Death Note.


UNA TRAMA UNICA

Un ragazzo e un quaderno di certo non lasciano intuire quale direzione possa prendere una storia, ma se implementiamo con alcuni dettagli come un QI superiore a 170 ed entità sovrannaturali, qualcosa di interessante potrebbe saltar fuori, soprattutto se il quaderno sopracitato è lo strumento di una divinità attraverso cui determina chi, come e quando un individuo muoia, il tutto in una cornice di indagini, depistaggi, super detective e… mele. Eppure, abbiamo definito la trama unica. Certo, alcuni elementi sono piuttosto stimolanti, sulla base di questi si delinea già un qualcosa che possa soddisfare sufficientemente il desiderio di un fan alla ricerca di qualcosa di nuovo, ma sarà davvero così emblematico?

Light Yagami, liceale modello di 17 anni che eccelle nello studio così come nello sport, un giorno raccoglie da terra quello che sembra un comune quaderno, se non fosse per una singolare scritta sul fronte, Death Note. Al quanto bizzarro a prima vista ma comunque un semplice quaderno, se non fosse per due dettagli che emergono quando inizia a sfogliarlo. Il primo, una serie di regole che descrivono come utilizzare tale quaderno della morte, il secondo, decisamente più disarmante, l’apparizione di uno shinigami, un dio della morte, che si presenta come l’originale possessore del quaderno.

(Primo incontro tra Light e Ryuk– Fonte immagine: https://i.ytimg.com/)

Ryuk, lo shinigami, ha un aspetto decisamente impattante. Alto, scheletrico, occhi sgranati e un costante sorriso da joker. Al momento della sua apparizione offre tutte le delucidazioni del caso. Ogni shinigami ha un quaderno, sul quale, scrivendo nome e cognome di un individuo di cui si conosca il volto, quest’ultimo passa a miglior vita. Qui possiamo immediatamente ammirare la singolarità nella persona di Light. Chiunque al suo posto avrebbe dato di matto di fronte un’entità simile, urlando e scappando, ma lui no, l’incredulità e lo spavento iniziale lasciano spazio alla forte razionalità con cui si contraddistingue, ricomponendosi dopo pochi attimi e iniziando una distinta, quasi informale conversazione, come a chiacchierare con un vecchio amico, al che lo stesso shinigami resta stupito e ammaliato da cotanta freddezza e rigore logico.

Ma c’è di più altisonante, una decisione che farà da innesco a tutto quello che conosciamo e che ci ha condotto a questo e numerosi altri dibattiti. Light nutre un profondo senso di giustizia, condizionato anche dalla figura paterna, un rispettato detective, e questo porta il ragazzo a seguire costantemente i casi di cronaca nera del suo paese e del mondo, nonché quelli di suo padre, con la ferma convinzione di seguire le orme di quest’ultimo. Light osserva il mondo che lo circonda, le ingiustizie, i soprusi, dai crimini minori invisibili agli occhi della giustizia che restano impuniti, a quelli più efferati e disumani che arrivano anche a strappare vite innocenti. E poi, ad un tratto, un quaderno. Basta un nome e un volto e giustizia è fatta. Razionalità, intelletto e senso di giustizia da un lato, lo strumento deterrente per creare un mondo perfetto dall’altro. E così Light decide di fare proprio quel quaderno e diventare un dio in terra che possa portare la vera giustizia, la vera pace, la cessazione di ogni crimine e di ogni guerra, realizzando un mondo ideale che nessuno è stato in grado di fare sino ad allora. Da qui la nascita di Death Note, da qui la nascita del mito di Kira.

 
PROTAGONISTA/ANTAGONISTA

Si evidenzia un fertile terreno da cui germoglierà un'entità ambigua e proibita, una chimera, l'archetipo del giudice supremo, un vigilante divino. Questa figura si trova al centro di uno dei dibattiti più profondi e antichi della nostra civiltà: il confine tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Si tratta di una linea di demarcazione così sottile che scivolare da un lato all'altro è inevitabile, all'interno di una dimensione morale in cui le due prospettive appaiono, paradossalmente, entrambe corrette ed entrambe sbagliate.

Ecco perché diventa un’opera unica. Per citare Calvin Candie (Leonardo di Caprio) nel capolavoro di Quentin Tarantino Django Unchained, “signori, prima avevate la mia curiosità... ma ora avete la mia attenzione”. In sintesi, è ciò che scatta nella mente della maggior parte di chi si cimenti in quest’opera al passaggio da Light Yagami a Kira, da studente col desiderio di rendere il mondo un posto migliore a divinità in terra che plasma con le proprie mani un nuovo mondo con un metodo moralmente discutibile dalla notte dei tempi.

Light da sempre osserva il mondo che lo circonda. La microcriminalità dilaga ovunque senza conseguenze, burocrazia e legge sono spesso lenti o addirittura corrotti, permettendo alla peggior feccia di girare a piede libero, continui furti, rapine, per non parlare di omicidi, stupri e guerre che riempiono i titoli di giornali e telegiornali tutti i giorni. Light testa il quaderno. Assassini, stupratori. Funziona. Il suo obiettivo è quello di azzerare ogni crimine del pianeta così che chiunque possa vivere nella spensieratezza e nella sicurezza di un mondo che lo diventava sempre meno. Si genera un effetto domino con la consapevolezza, o meglio, il timore, di uno sguardo dall’alto che punisce, commettere un crimine diventa ancor più rischioso che finire in carcere, riducendo drasticamente il numero globale sia di reati che di guerre.

Tuttavia, c’è chi è in disaccordo con tutto ciò. Tra la popolazione mondiale e le forze dell’ordine di tutto il mondo, ci sono pareri discordanti. Mentre da un lato c’è chi lo acclama poiché ha reso il mondo un posto più sicuro e giusto, dall’altro viene aspramente criticato dal momento che nessuno ha il diritto di decidere sulla vita altrui, neanche su quella dei criminali più spietati. La legge, seppur con i suoi tempi e difetti tecnici, resta il solo e unico strumento cardine per applicare la vera giustizia, quella fatta di processi e pene, accusando Kira di non essere così diverso da un qualunque assassino.

(Light/Kira – Fonte immagine: https://i1.sndcdn.com/)  

La situazione degenera quando polizia e detective mettono alle strette Kira. Light rischia di essere scoperto ma non si arrende e il nuovo mondo deve essere realizzato ad ogni costo, e così decide di ricorrere a qualsiasi mezzo, arrivando a sacrificare anche le persone a sé più vicine e care. Senza scrupoli, senza rimorsi. Non possiamo dire se sia questo il significato di divinità, ma di certo è ben lontano da quello di essere umano

L’evoluzione di Light è lenta ma progressiva. Non ne abbiamo consapevolezza e solo quando a un certo punto decidiamo fermarci, fare un sospiro e guardare indietro che ci rendiamo conto da dove siamo partiti, da dove Light ha iniziato, come ha iniziato, chi era e cosa è diventato. E ciò che è più sconcertante è la grandezza del cambiamento che possiamo ammirare ma nonostante sia così enorme, visibile, quasi palpabile, non siamo in grado di prendere una posizione netta. Per mille motivi che ne giustifichino le azioni, ce ne sono altrettanti che lo condannano.

 

UN DILEMMA SENZA VINCITORI
Quella di Light Yagami è la cronaca di un'utopia tossica. Il sogno di un mondo perfetto che si trasforma inevitabilmente nella distopia di un singolo tiranno. Eppure, i dati parlano chiaro: sotto il regno di Kira la criminalità crolla, le guerre cessano, la gente comune sperimenta una sicurezza mai avuta prima. Ed è questo il cortocircuito mentale che blocca il lettore. Fin dove ci si può spingere in nome del bene superiore? Quando il fine giustifica i mezzi, e quando invece i mezzi distruggono il fine stesso? Death Note rifiuta deliberatamente di darti una risposta pronta. Ti costringe a sederti al tavolo di questa partita a scacchi e a prendere una posizione. Quindi, ora la mossa spetta a te: Kira è il salvatore che l'umanità non ha mai avuto il coraggio di essere, o è solo l'ennesimo mostro travestito da Dio?

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